
Un senso alla mia vita
Il mare. Le bianche sponde,
dove non sei né sulla terra né fra i flutti che voraci inghiottono la luce.
L'odore della salsedine che vortica nell'aria insieme al profumo dei petali
di ciliegio, come una cascata di coriandoli dai colori delicati.
Mare, sponda e odore che non ho mai sentito.
Come non ho mai sentito sulla pelle il vero calore del sole...o il tocco
dell'erba...o la fragranza di una carezza.
Io sono sempre rimasto qui, in una gabbia di sogni che mi fa da casa, troppo
stanco e fragile per destarmi. Per aprire gli occhi e cercare il tuo viso.
Qualunque nuova scoperta che faccio attraverso i sogni è solo un nuovo
motivo di sofferenza. Il mio corpo continua a rigenerarsi nel delirio di una
notte, ma la mia anima si sgretola.
Se anche io morissi, non cambierebbe nulla. Mi sono da tempo allontanato
dalla luce del sole.
Solo i miei occhi chiusi appartengono a quella realtà che mi racconti in
sogno. Ma nient'altro.
Se anche le mie labbra sorridessero, sarebbe solo un gesto involontario e
senza senso, perchè la mia anima è lontana.
Ora so che non ha senso la mia presenza qui, legato ad una guerra che non mi
appartiene, sondando i sogni chiedendo lumi al futuro.
No, non è il mio posto questo.
...è solo il mio cuore spezzato a farmi pensare parole così vuote e
taglienti.
So che potrei pensare questo. Lo so.
In me c'è ancora abbastanza lucidità da saperlo.
Ma poi? cosa resta, poi?
Se non ora, quando?
Se non sarà oggi, sarà un altro giorno.
Sarà il giorno in cui la lama spezzerà il sottile filo della mia vita.
Il mio corpo è lontano.
Come pure il velo di seta che mi lega alla vita.
Io sono morto almeno quanto lo sei tu, Hokuto. Solo...che io sono ancorato
qui, in attesa che il mio corpo collassi, che i miei piedi di muovano verso
la voragine, che il mio cuore smetta di battere nell'impatto con il suolo
freddo e duro, con la nuda pietra.
Sarà giù da un grattacielo? Da una falèsia? Dall'orlo di un dirupo?
Non ho ancora deciso.
Ma è un dolce pensiero programmare il modo in cui avverrà.
Sarà una spada nel petto? un cuscino sul viso? una mano rude intorno al mio
collo?
Sarà una lama sottile a recidere i miei polsi?
Ciò che so, è che morirò. E la luce morente della mia esistenza non giungerà
alla fine, non consumerà appieno il lume di questo mio viaggio.
Sarà prima ma sarà sempre troppo tardi.
Ed io continuerò ad aspettare quel giorno, immaginando la mia fine.
Vedo il mio corpo senza
vita. I miei occhi vitrei...e specchiandomi sul pelo dell'acqua riesco a
immaginarlo. Ma non a sentire lacrime e lamenti.
Non un fiore sulla mia tomba. Non una lacrima sul mio corpo immoto. Solo io
e la dolce notte, prima del crollo del mondo. Solo il silenzio di una
spiaggia e la voce delle onde, in lontananza.
Neppure la certezza che tu mi stia aspettando, al di là di una voragine.
Fra le mani, ho solo questa
sabbia che il sole fa brillare. Come fosse oro nelle mie mani.
La mie dita l'assottigliano, la profanano in più punti. Le danno forma e
colore. Il colore del sole, del mare e del vento.
E' il regno dei sogni, ed io ne sono il custode.
Solo il mio dito che traccia il tuo nome sulla sabbia. Prima che un'onda lo
cancelli.
Sì, Hokuto...Traccerò all'infinito il tuo nome sulla sabbia. Lo scriverò
all'infinito. Anche quando il mare l'avrà cancellato, basterà scriverlo di
nuovo, daccapo, all'infinito. All'infinito.
E lo farò, Hokuto.
Tutto ciò che faccio, è per te.
Anche ora, mentre la lama scorre sul mio braccio con la sua carezza gelida,
lacerando la mia carne. Mentre il sangue irreale di questa mio corpo scorre
via, togliendomi il respiro.
Anche ora che guardo il mare
dall'alto di questa falèsia e soffia imperterrito il vento dell'ovest. Anche
questo lo faccio per te.
Le mia braccia si sollevano, i miei occhi si socchiudono, i miei piedi si
muovono, i miei capelli danzano e solo un passo mi separa dalla
parole..."fine"...
Anche ora che il mio corpo precipita leggero come seta verso il mare
impetuoso, io sto pensando a te.
Perchè il mio posto non è qui, ovunque esso sia.
Il mio posto è con te.
Ora lo so.
Il trucco è trovare il coraggio e farlo.
Forse non ti incontrerò, al
di là. Forse non rivedrò il tuo sorriso.
Ma dovunque io debba stare, di certo non è qui.
Ricostruirò all'infinito il
tuo ricordo. E scriverò il tuo nome sulla sabbia, perchè io possa ricordare,
dimenticando per un attimo che sparirà.
E lo farò all'infinito.
Come il mio corpo che precipita verso il vuoto, e il mio cuore che si dilata
nell'ebbrezza della caduta, del desiderio che sia l'ultima, nel folle
delirio che mi dà sapere che solo un passo mi separa dalla parole "fine"
scritta in caratteri accurati.
E lo riscriverò
all'infinito, anche quando mi rialzerò ancora in vita, nel mio delirio e
penserò ad un'altra via. Più dolce. E il tuo pensiero volerà in alto...all'infinito.
Verso la parola..."fine"
Kakyou
-Ti chiami Kakyou hai detto?
io sono Hokuto. Hokuto Sumeragi
-Questo non sembra un mio sogno. Questo significa che...è un tuo sogno?!
-Come ho fatto a entrare nel tuo sogno? qualcuno, dici? cioè chiunque? non
sei contento di aver incontrato proprio me?
-Sì, Hokuto...sono contento
Perchè se un istante non è bastato a dare un senso alla mia vita, almeno lo darà alla mia morte.
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