
Shumbun no Hi
di Fuuma
Le strade erano piene di
persone. Volti sorridenti. Risate allegre. Fiori ad addobbare i balconi, i
semafori e ogni via della città per dare il benvenuto alla primavera.
Era il
Shumbun no Hi
e la città di Tokyo, quel giorno, era in festa.
Le dita si muovevano agili alle corde dello strumento.
Vibravano con le note di un vecchio mandolino, sciogliendosi sopra la folla
di curiosi accorsa per ascoltare la sua musica.
Un berretto sporco ed usurato era abbandonato a pochi centimetri da sè;
qualche moneta all'interno e altre che venivano lanciate da mani
sconosciute.
E nella folla due occhi.
Occhi ferini, scolpiti tra i ghiacciai dell'Artico.
Ed un sorriso.
Sorriso distorto, intagliato sulla faccia di un demone.
Un solo ed anonimo giaccone nero a coprire gran parte di un corpo statuario
e ben modellato che avrebbe fatto perdere la testa a molte ragazze. Così
come il suo volto dai tratti marcati, di una bellezza sfacciata, di un
impudente eleganza che traspariva in ogni suo movimento.
Perfino così, come un volto tra i volti, la sua presenza appariva diversa da
tutte le altre.
Amalgamato con la folla non avrebbe dovuto essere altro che un ragazzo come
tanti, ma quanti ragazzi della sua età avevano quel portamento fiero e
dannatamente arrogante? Quanti esseri umani potevano vantare un fascino
ammaliante che attirava a sè uomini e donne rendendoli schiavi di quello
sguardo ingannatore?
Demone bastardo.
Fotturo bugiardo.
Schifoso illusionista!
Ma chi non sarebbe morto per una sola occhiata di quell'illusionista?
Battè le mani contemporaneamente a tutti gli altri spettatori.
Un'ombra scura scivolò alle sue spalle.
Silenziosa come gli incubi che si accalcano di notte intorno ai letti dei
bambini, ma più suadente.
Il profumo troppo familiare di sakura e Mild Seven.
- Allora, dopotutto, anche tu sei un tipo attaccato alla tradizione, eh,
Signor Assassino? -
Alle sue spalle, tanto vicino che, se l'altro avesse allungato il braccio
non ci avrebbe messo molto per trafiggergli il petto, il Sakurazukamori
espirò una boccata di fumo.
- La tradizione è tutto per un giapponese. -
Era stata una domanda retorica quella del ragazzo, non c'era risposta che si
aspettasse o che gli interessasse, ma quando la voce roca dell'uomo scivolò
lascivamente alle sue orecchie un sorriso piegò le sue labbra ed il suo
corpo si mosse istintivamente di un passo indietro.
Istintivamente?
Oh no.
Più vicino all'Assassino.
La schiena praticamente premuta contro il petto più ampio dell'altro.
Folle!
Chi mai si getterebbe a quel modo tra le braccia del Servitore della Morte?
Probabilmente... La Morte stessa.
Rimase interdetto il Sakurazukamori, ma la sua espressione, insondabile e
nascosta da speculari occhiali da sole neri, non mutò in alcun modo se non
per l'accentuarsi di una mezzaluna all'insu che piegava le sue labbra.
- Non credi di essere troppo audace, ragazzino? -
Aveva abbassato le labbra all'orecchio del più piccolo e, la lingua, si era
spinta ad inumidirne la pelle morbida del lobo soffiandovi sopra il proprio
respiro. Bollente.
Il volto del giovane si voltò di qualche grado, gli occhi si specchiarono
nelle lenti nere degli occhiali da sole, le labbra si dischiusero per
mostrare una lingua sbarazzina che vi passava sopra sfacciatamente.
Eccitante.
Quel tipo era schifosamente eccitante.
- Vuoi uccidermi, Sakurazukamori? -
Che razza di domanda.
Che razza di impudenza!
Quel tale non aveva il minimo timore nè, probabilmente, conosceva il
significato di tale parola.
- Potrei. -
Il ragazzo si concesse una breve risata, così dolce e così tenera che
sarebbe potuta esser scambiata per la risata di un bambino. Falsa. Tutto di
lui era falso.
E somigliava così tanto all'Assassino che, a volte, guardando quel corpo di
adolescente, riusciva a rivedere sè stesso.
Impressionante.
Inquietante perfino.
- Tu credi? - la domanda dell'altro lo distolse dai propri pensieri.
Occhi dorati lo fissavano ferini e pericolosi, li stessi che avrebbe visto
in faccia ad un predatore pronto a saltar addosso alla sua preda per
sbranarla. Non avrebbe perso tempo a giocare al gatto col topo, oh no, gli
avrebbe strappato a mani nude il cuore ancora pulsante direttamente dal
petto.
Intorno a loro risate e voci di sconosciuti che, di volta in volta, li
spintonavano per sorpassarli o, semplicemente, perchè non avevano fatto caso
a loro. Ma, nello stesso momento in cui i loro sguardi ingenui si posavano
su quelle figure il fiato moriva in gola, i brividi attraversavano la
schiena e la mente si annullava.
Cosa. Cosa. Che cosa erano quelli?
Mostri travestiti da Angeli.
Due dei sette Tenshi.
- E tu invece cosa ci fai in piazza in un giorno di festa? Pensavo fossi da
qualche parte insieme a quel... ragazzo nato in provetta. -
Il Sakurazukamori si era affrettato a cambiare discorso facendo cadere
quello precedente come fosse stato un caso.
Il ragazzo storse il naso.
- Nataku è al laboratorio. - asserì rimarcando il nome di quel "ragazzo nato
in provetta".
L'altro annuì ma non avrebbe ricordato quel nome. Dettaglio inutile. Non
ricordava nemmeno il vero nome di chi ora gli stava innanzi senza tremare
pur conoscendo la sua fama e l'odore che portava con sè, forse proprio
perchè quell'odore lo condivideva. Odore di sangue.
- Capisco. -
Alzò gli occhi innanzi a sè.
Un ometto dalla corporatura troppo snella continuava a strimpellare un
mandolino, avvolgeva la folla con la sua musica e sorrideva nascondendo in
parte le labbra da lunghi capelli castani che gli ricadevano a coprire il
volto scavato dalla fame.
Era un bravo musicista dopotutto.
Toccava le corde con grazia, facendolo sembrare una cosa così semplice.
Altre monete tintinnarono gioiosamente nel berretto già pieno. L'ometto
annuì e sorrise in un muto ringraziamento.
Riabbassò lo sguardo al giovane che non si era più spostato da quando gli si
era fatto così vicino e notò che anche lui stava guardando il musicista.
- E' una bella musica, in fondo. - lo sentì commentare distrattamente -
Avrebbe potuto diventare davvero bravo. -
Aggrottò la fronte.
Forse aveva ragione, ma la cosa non lo riguardava.
Lo vide sbuffare e tornare velocemente a fissar di nuovo lui. Quasi si stupì
di quel movimento repentino, trovandosi impreparato a fronteggiare le iridi
di oro fuso del ragazzo e ringraziando mentalmente il fatto che gli occhiali
da sole gli fornissero una seppur minima barriera.
Come se ne avesse letto la mente la mancina del giovane sfilò al suo viso
prendendo tra tre dita l'asta degli occhiali e sfilandoli dagli occhi del
Sakurazukamori.
Maledizione.
- Già. - confermò lui.
Che dannato...
- Non è colpa mia se hai dimenticato. -
E' vero. Aveva dimenticato che quel ragazzo poteva leggere nel pensiero.
Una seccatura in più, odiava quando lo faceva.
- Scusa, non lo faccio apposta, giuro. -
Bugiardo. Ma non glielo disse, in fondo lo aveva già sentito ancor
prima che l'Assassino aprisse bocca.
- Grazie e altrettanto. - gli sorrise sfacciato prima di stiracchiarsi e
spingersi maggiormente contro il corpo del Sakurazukamori.
Questi si limitò a non pensare a niente. Difficile con un corpo così
praticamente a portata di mano.
Perchè quel ragazzino era bello. Fottutamente bello. E lui amava la
bellezza, in ogni sua forma ed espressione, poco importava che fosse un
ragazzo più piccolo di lui e del suo stesso sesso, la moralità non aveva mai
fatto parte di Sakurazuka Seishirou.
- Embè? -
Inarcò un sopracciglio quando l'altro parlò di nuovo, con quell'espressione
che implicava una qualche aspettativa delusa.
Lo vide alzare gli occhi al cielo e sospirare pesantemente, sembrava stesse
parlando con un bambino al quale si preparava a spiegare chissà quale
nozione di vita. E pensare che quel bambino aveva il quasi doppio della sua
età!
- Ti ci vuole ancora molto per baciarmi o stai aspettando una qualche
illuminazione? -
Lo lasciò perplesso quell'uscita.
Tanto. Troppo.
Per una delle poche volte nella sua vita non aveva trovato nell'immediato
una frase da ribattere. Evento più unico che raro.
- Vuoi che ti baci, Kamui? - era stata l'unica cosa ad uscire dalle sue
labbra, in un tono incolore che non faceva trasparire il suo disagio ma che,
nemmeno, lo escludeva a priori.
- Perchè tu, no? -
Non fu un caso che l'unico occhio di Seishirou posasse alle labbra maliziose
del Dark Kamui.
Oh sì.
Soltanto un pazzo non le avrebbe desiderate.
- Allora che aspetti? Non avrai paura di me, spero. -
Gli aveva letto di nuovo nel pensiero.
Stronzo.
- Dovrei? - la domanda posta a fior di labbra mentre Seishirou si abbassava
sul viso del ragazzo troneggiando su di lui.
- Forse. -
La risposta.
Sussurrata, mentre la bocca si protendeva un poco verso l'alto a seguire il
percorso di quella dell'uomo che si ritirava sfiorandolo appena.
Ma che...?
Bastardo!
Pensiero che si consolidò una volta notato il sorrisino beffardo del più
grande.
- Sei troppo imprudente, Sakurazukamori. - sibilò minacciandolo anche con lo
sguardo che si era assottigliato.
- E tu invece mi sembri un ragazzino in calore, Kamui. -
- Tsk. -
Ampliò il sorriso, raddolcendolo, l'espressione paterna. Irritante, pensò il
ragazzo.
E le braccia calarono come ali nere ad allacciarsi intorno al busto del più
piccolo che si ritrovava ad alzare a forza il volto, costretto dalle dita
affusolate dell'Assassino strette al suo mento.
Affondò in un bacio veemente.
Nulla a che vedere con i baci di un adolescente che avrebbe potuto dare quel
ragazzino sfrontato, sempre che ne avesse mai dati in vita sua ma,
considerandone l'assurda bellezza e l'assoluta consapevolezza di ciò, non se
ne sarebbe stupito.
Spinse con la lingua tra le labbra, incontrando prima la resistenza dei
denti che, nemmeno tanto lentamente, si spostavano per poi toccare la lingua
dell'altro. Un gemito sommesso sfuggì al ragazzo al primo tocco.
Poi fu assoluta e cieca passione.
Il Dark Kamui si aggrappò alle braccia di Seishirou, affondando con le
unghie nella stoffa nera del soprabito e alzandosi un poco di più verso di
lui; la schiena sempre premuta contro il petto, il bacino che si muoveva
lentamente su e giù in una danza provocante, scivolando con il fondoschiena
a toccare il bassoventre dell'uomo.
Ma la mancina del Sakurazukamori diede un freno ad ogni suo movimento.
Sfacciata tanto quanto lo era stato il ragazzo, si posò all'addome del
giovane, le dita protese verso l'inguine che sfioravano, nemmeno tanto
casualmente, la stoffa dei jeans all'altezza e, al di sotto, la sua
virilità.
Aveva dovuto trattenere il fiato per non gemere di sorpresa.
- Non giocare con i grandi se non vuoi arrivare fino in fondo, ragazzino. -
Il giovane si spostò più avanti, obbligando Seishirou a sciogliere
l'abbraccio mentre lo guardava attentamente. L'imprevedibilità fatta persona
e lui, cinico calcolatore morbosamente attaccato alla perfezione, non la
sopportava.
- Ragazzino. Kamui. Ancora non lo hai imparato il mio nome? - domandò
portando le braccia incrociate alla nuca.
Dava ancora le spalle all'uomo e non se ne curava affatto.
- Non immaginavo ci tenessi tanto. -
- E perchè no? E' questione di educazione. - blaterò senza credere davvero
nelle parole che andava dispendiando, conscio solo del fatto che l'altro
invece apprezzava l'educazione e le buone maniere. Chissà poi perchè- Io il
tuo lo conosco, Sakurazuka Seishirou. -
- Quale onore. -
- Oh, no, non credere, conosco il nome di tutti i nostri compagni. -
Compagni.
Che strana parola.
Si svuotava completamente del suo significato quando a pronunciarla era
quella bocca tentatrice.
- E vuoi dirmelo o prima preferisci elencarmeli tutti? Sai vorrei saperlo
prima di decidere di smettere di ascoltare i tuoi sproloqui. -
- Ahahah, sei sempre così premuroso, anche quando sei stronzo! - esclamò
divertito il più giovane.
- Tu invece non manchi mai di mettere in mostra la tua scortesia. -
- Eh? Ma no, dai, così mi offendi. -
- Mi fa piacere. Ora, il tuo nome? O posso continuare con il Ragazzino. Non
mi dispiacerebbe affatto. -
L'occhio bianco dai bianchi riverberi sostò a lungo sulla figura slanciata
del Dark Kamui, come a volerlo studiare fin nei minimi dettagli e poi
spogliarlo dei vestiti, della pelle stessa, dei muscoli e dei nervi, finchè
di lui non fosse rimasto che un ammasso di pensieri finalmente allo
scoperto.
Ma non era che un occhio cieco dopotutto e, se anche fosse stato sano, non
avrebbe avuto un tale potere.
Il Chi no Ryu più piccolo distese le labbra in un sorriso.
Ne aveva sempre uno, per ogni circostanza.
Quello, in sè, era accondiscendente.
- Magari la prossima volta te lo dico. -
Ma pensa te.
Si era appena lamentato che lui non lo conoscesse ed ora non voleva nemmeno
dirglielo.
Moccioso viziato.
- Come ti pare. - affermò l'assassino, annoiato da una tale perdita di
tempo.
- Naturalmente. -
Il Dark Kamui si era girato per pronunciare quella parola. Aveva alzato le
braccia verso Seishirou circondandogli il collo e si era proteso verso di
lui, ricercandone le labbra e divorandole con un bacio che risultò quasi
violento. Prepotente. E, al tempo stesso, maledettamente inebriante.
Nessuno dei due aveva chiuso gli occhi, le iridi dorate fisse in quella
nocciola e bianca dell'altro, le mani di Seishirou che si erano spostate
d'istinto ai fianchi del ragazzo quasi a volerlo sostenere.
E quando il bacio si sciolse fu come se l'intero corpo dell'uomo perdesse in
un solo istante tutto il calore naturale in un essere umano. Si sentì
improvvisamente svuotato della vita stessa.
Sensazione sgradevole.
Irritante.
Semplicemente per il fatto che quel ragazzino ne era stata la causa.
Sentì la lingua di lui abbandonare la sua bocca e lasciare una scia umida
giù per il mento e lungo il collo per condursi all'orecchio che mordicchiò
appena.
- C'è tempo infondo per divertirsi. - bollente la voce del Capo dei Tenshi
si insinuò tra le pareti dei timpani dell'Assassino - Ora sarà meglio che ti
lasci al tuo lavoro. -
La voce della lussuria.
Un ultimo bacio all'altezza del collo.
Desiderio.
Le braccia si sfilarono dal più grande.
Il corpo scivolò suadente lontano da lui, sfiorandolo per un ultima volta
con la mano che passò lungo il petto, da una spalla all'altra.
- Bye-bye, Seishirou-san. -
Lo salutò con un cenno della mano e se ne andò.
- Sayounara, Fuuma-kun. -
Dopotutto il suo nome lo conosceva.
Fece un passo avanti muovendosi ad entrare maggiormente in una folla di
persone che aveva iniziato a battere contemporaneamente le mani al suono di
un mandolino; le sue corde sembravano muoversi in una danza sconosciuta e
dirigere l'orchestra di quelle persone.
Le monete continuavano a tintinnare nel berretto a terra, sempre di più fino
a fuoriuscire e cadere sul marciapiede li vicino.
Seishirou Sakurazuka frugò nella tasca dei pantaloni dal taglio elegante, la
estrasse gettando qualcosa che roteò su sè stessa prima di deporsi
docilmente in cima alle monete nel berretto.
Cinquanta yen.
E, nel mezzo, infilati nel buco che forava la moneta d'ottone petali di un
bianco sbiadito, sporco.
Un bianco che era entrato a contatto col sangue di cadaveri seppelliti sotto
radici di un albero secolare ed era divenuto rosa.
Petali di Sakura.
Il musicista fece per ringraziare ma, nello stesso momento in cui i suoi
occhi incontrarono i petali andarono alla ricerca della figura dell'uomo.
Il Sakurazukamori.
Ne incontrò il suo sorriso beffardo.
Inorridì.
La musica si appiattì per un momento soltanto ma, subito dopo, ebbe
un'impennata. Fu come se il volume stesso si fosse alzato; divenne più
veloce, incalzante e le mani degli spettatori non batterono più l'una contro
l'altra ma si alzarono per colpire l'uomo avvolto dal soprabito nero.
Tutti insieme.
L'intera folla.
Schiavi inconsapevoli di un musicista burattinaio che li manovrava con la
sua musica.
Zombie senza coscienza.
Il Sakurazukamori espirò il fiato con una sbuffata.
Assurdamente banale, aveva sperato in qualcosa di meno scontato.
Un ragazzotto, il più vicino, si avventò contro di lui per colpirlo con un
pugno.
Alzò il braccio, elegantemente, movimenti impeccabili dell'Assassino dei
petali di ciliegio, e aprì il palmo della mano innanzi alla faccia del
ragazzotto.
Un attimo e quello cadde all'indietro privo di sensi.
Uff.
Che noia.
Non perse tempo con il resto della folla.
Un balzo, che esulava dalle mere capacità umane, e aveva già raggiunto il
tetto di una casa che dava sulla piazza. Un altro agile balzo e arrivava
direttamente di fronte al musicista.
L'altro spalancò occhi e bocca.
Avrebbe voluto urlare il suo orrore ed il suo insano terrore.
L'Assassino non gli concesse altro tempo, ne avevano sprecato già
abbastanza.
E dita affusolate affondarono nelle carni di uno stupido ometto che aveva
creduto di poter eludere la Morte.
Ne strapparono la Vita, bagnandosi di linfa rossa, assaporando l'Attimo in
cui l'anima abbandona il corpo lasciandosi alle spalle null'altro che una
carcassa vuota, cibo per avvoltoi.
- Ringraziami, ti ho permesso di suonare il requiem per la tua dipartita. -
E petali di cieliegio dal penetrante profumo ferruginoso abbracciarono
languidamente l'Assassino e la sua Vittima disperdendosi poi nel nulla e
cancellando ogni loro traccia.
Risate e schiamazzi riempirono la piazza decorata a festa per il giorno
dell'equinozio di primavera.
La Vita proseguì come se mai fosse stata interrotta dagli affari dello
schiavo dei ciliegi.
La mano di un ragazzo andò a cercare nelle tasche di un anonimo giaccone
nero un paio di occhialetti dalle lenti azzurrine, li portò agli occhi
celando quel loro particolare colore. Ambrato. Ed un sorriso di malizia e
desiderio intagliò le sue labbra mentre un petalo di sakura cadeva dal cielo
posandosi docilmente sul suo palmo.
- Impeccabile come sempre, Sakurazukamori. –
Note dell'autore
Stavo facendo i fatti miei quando, ad un certo punto, mia sorella è entrata di corsa e mi ha obbligato a sentire l'ultima canzone uscita di Giustino Timberlago v_v: What goes around... Comes around. Ovviamente, come mi succede quasi tutte le volte che sento una nuova song interessante mi è venuta l'ispirazione per una fic e, dopo tanto, ne ho scritta un'altra sulla coppia SeiFuu*ç*!
Una oneshot corta-corta giusto per rispolverare questi due bei personaggini dai miei ricordi, non sia mai che li lasci troppo da parte o la gente penserà che non li adoro più>.< !
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