
Risveglio
(side story di "Phantasma")
di Michiru
La Principessa era nella sua stanza, circondata dai paraventi che celavano i corpi addormentati delle sue dame. Giaceva immobile come se dormisse, ma gli occhi scuri erano spalancati da tempo, impegnati a fissare il buio del soffitto; non pensava a nulla in particolare, solo alla rigidezza del cuscino su cui posava il capo, allo sfiorare fastidioso dei capelli sulla pelle delle guance, alla parte inferiore del kimono da notte che si era avvolta attorno alle sue gambe durante la notte, al battito del cuore che poteva sentire pulsare leggermente su una tempia.
Sul serio, non pensava ad altro.
Non all’alba che stava sorgendo fuori dalle imposte serrate, non all’aria densa di umidità del mattino che stava per essere inondata dalla luce fioca di quei giorni autunnali.
E, soprattutto, non pensava a quante notti erano trascorse da quando il suo sposo l’aveva visitata l’ultima volta.
Di colpo, il leggero fastidio delle ciocche ribelli, della stoffa aggrovigliata del kimono da notte era diventato un supplizio odioso, tanto che si sentiva soffocare da vampate di calore. Avrebbe voluto alzarsi e spalancare le imposte, respirare forte l’aria fresca, e invece si impose di restare lì, appesantita dalle corti del suo futon.
Non voleva pensare a niente.
In fondo, non c’era nulla a cui pensare.
~ * ~ * ~ * ~ * ~
L’Imperatore guadagnò il silenzio della sua camera da letto con un sospiro sollevato, trattenendo a stento una risata per la sua ennesima fortuna sfacciata; gli sembrava che l’umidità dell’aria della notte appena passata gli fosse rimasta impigliata nei capelli e nei vestiti come una ragnatela, e si spogliò degli abiti con sollievo, sentendo come, ad ogni ondeggiare di quella stoffa vicino al suo viso, l’odore degli oli profumati usati da Dama Shonagon si spargevano nell’aria, rievocando i piacevoli ricordi della notte appena trascorsa.
Li gettò con attenzione in un angolo della stanza e cercò tentoni il suo kimono da notte, lieto di sentire il semplice odore delle lenzuola mentre si stendeva nel letto.
Questo non significava che il profumo di Dama Shonagon fosse una sgradevole presenza, solo che…
Sospirò.
Era inutile: per quanto una dama fosse bella, al sorgere del sole il suo pensiero diveniva ingombrante, quasi a rinnegare le promesse e le parole della notte.
Si chiese se non fosse un individuo così orribilmente superficiale da saper parlare d’amore di sera e rinnegare al mattino quanto detto, ma, in un moto d’orgoglio, si disse che non era quello a fermargli nuove parole sulle labbra al risveglio.
Era più… come definirla… ansia? Insoddisfazione?
Udì irritato il richiamo di un domestico al di là degli shoji dell’entrata.
Alla fine, non era un problema così importante.
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L’autunno stava finendo, abbandonando le sue vesti cariche di rosso per cedere il passo a quelle candide dell’inverno.
Yuto Kigai osservava le ultime foglie scarlatte scivolare silenziose a terra, frusciando appena forse, come una veste abbandonata; aveva richiesto un’ora per sé quel giorno, adducendo un leggero malessere, e si era ritirato nel padiglione dove si celebrava la cerimonia del tè per osservare con calma il silenzio di quella giornata.
Giocherellò con la tazza piena di tè, rilassato dal calore insistente che filtrava fino alle sue mani, facendo ondeggiare il liquido verdastro ed osservando il piccolo vortice che si formava al suo centro. Pensò a come Karen non riuscisse neppure a tenere in mano la ciotola piena di tè bollente, e la tenesse posata sempre accanto a sé in attesa che si raffreddasse abbastanza da portarlo alle labbra. Chiuse gli occhi un istante, incantato dal ricordo della lacca nera tenuta appena dalle mani pallide come neve della sua sposa nelle poche occasioni in cui avevano potuto condividere in pace momenti del genere, senza le dame di lei o gli attendenti di lui ad invadere lo spazio nel quale si trovavano.
Poche.
Troppo, tenuto conto che erano sposati già da cinque anni.
E senza aver avuto ancora un figlio, “neppure un’inutile femmina” sapeva che commentavano la gran parte dei suoi cortigiani.
Nessuno aveva avuto nulla da ridire, dal momento che aveva già avuto un figlio maschio dalla Dama di Edo, una delle più nobili tra le dame del seguito di sua moglie, ma più di uno dei suoi consiglieri aveva azzardato la proposta di scegliere una nuova sposa, magari la stessa fanciulla che aveva dato alla luce il suo primogenito.
~ * ~ * ~ * ~ * ~
- No-
Non aveva neppure provato a girare intorno al discorso, a modulare la voce affinché avesse un tono meno intransigente: aveva dato la sua risposta e poi aveva lasciato cadere un silenzio fin troppo significativo, davanti al quale i suoi consiglieri si erano allontanati ammutoliti.
Ricordava l’espressione di Seishiro Sakurazuka di quel giorno, un sopracciglio lievemente sollevato che era stato più che sufficiente a fargli dire- Voi restate Sakurazuka-san? Avrei da discutere con voi di una questione-
Gli shoji della sala delle udienze si erano chiusi con un leggero fruscio, ed erano rimasti soli.
- Cos’era quell’espressione?-
- Quale, Kigai-sama?-
- Quella di poco fa-
- Non ricordo di averne avuta una in particolare-
- Oh sì invece- lo interruppe seccamente- Quella faccia da “Cielo, l’Imperatore fa di nuovo i capricci”-
- Oh, quell’espressione- sorrise Sakurazuka- Il fatto che ve ne siate accorto denota che vi sentite leggermente incerto su quanto avevate affermato-
- Non ho chiesto pareri-
- Non ricordo di avervene dati-
- Karen-sama è mia moglie e tale resterà-
- Certo, Kigai-sama-
- Che mi generi un figlio oppure no-
- Certo Kigai-sama-
- E voi state diventando il più insopportabile dei seccatori!- sbottò battendo con tale forza in terra il ventaglio da spezzarlo: lo gettò in un angolo con stizza, voltandosi verso le imposte aperte su uno dei giardini.
Sakurazuka recuperò il ventaglio rotto e ci giocherellò in silenzio- Cosa volete da me, Kigai-sama?- sospirò poi, annoiato- Rimproveri? Prediche? Non sono né vostro padre, né il vostro precettore, non sta a me parlarvi in quei termini. Non mi avete neppure domandato nulla, dunque per quale motivo mi avete trattenuto? Per guardarvi mentre distruggete i vostri accessori?-
- Non lo trovate uno spettacolo divertente?-
Seishiro sorrise, rigirando tra le mani il ventaglio- Non particolarmente, Kigai-sama-
Yuto si strinse nelle spalle, scuotendo appena il capo.
Sakurazuka sospirò- E va bene, dunque- disse posando accanto a sé l’oggetto ormai inutilizzabile- Cosa volete sentirvi dire?-
- Il vostro parere-
- Come Ministro della Destra o come compagno d’infanzia?-
- Infanzia, gioventù, maturità… siete sempre stato in mia compagnia, Seishiro-san. Un destino ingrato, per un uomo assennato come voi-
- Non direi: serviva a mitigare la mia eccessiva fermezza e la vostra eccessiva vitalità-
- Dunque, il vostro parere?-
- Non capisco il capriccio di tenervi accanto Karen-sama solo per procurarle fastidi e sofferenze-
- Io?- rispose Yuto voltandosi verso di lui con aria di sfida- E in qual maniera? Sono ansioso di saperlo-
- Cercherò di essere il meno seccante possibile, così non avrete scuse per mettermi agli arresti domiciliari- sospirò Sakurazuka- Una sposa che non dà figli maschi è in costante pericolo in una corte, e vive sospesa come una foglia a mezz’aria: non sa mai quando il vento la lascerà cadere a terra, ma sa per certo che, quando questo avverrà, ci sarà solo il fango ad attenderla-
- Pensate davvero che permetterei una cosa del genere?-
- Voi? Oh, voi no. Ma è strano, in un uomo che ha tanta familiarità con le donne, non conoscere quanta perfidia si celi dietro ai loro sorrisi affettati quando si trovano da sole con le altre dame- Yuto sollevò nervosamente il mento e volse il viso verso un angolo della stanza, impegnato a seguire il volo immobile di un airone dipinto su una parete. Seishiro lo imitò, domandandosi dove fosse la differenza, certe volte, tra i capricci di suo figlio e quelli del suo imperatore.
- Cosa dovrei fare, dunque?- chiese alla fine Kigai, la voce stanca come se quelle parole gli avessero gravato addosso come una cappa di piombo.
- Non sta a me dirlo, Kigai-san. Sappiate solo qual è la realtà: senza un erede maschio, la condizione di Karen-sama resta sospesa a mezz’aria, in pericolo costante. E, francamente, non riesco a capire il motivo di una simile situazione: è la sposa che voi desideravate, su cui tessete le lodi fin dalla giovinezza e con la quale avete allacciato i rapporti sin da allora… dov’è dunque la difficoltà di ottenere un figlio da lei?-
- Che mi detesta, Seishiro-san-
- Detestarvi? Incredibile, Kigai-sama! Avete al fianco l’unica rappresentante del suo sesso che non cede alle vostre lusinghe? Eppure non mi sembrava così restia prima delle nozze-
- Si è infuriata per la storia della Dama di Edo-
- Direi che è comprensibile, Kigai-sama: quale sposa sarebbe ben disposta verso un marito a cui nasce un figlio da un’altra donna a pochi mesi dal matrimonio?-
- Sapeva di quella relazione-
- Tra il saperlo e il vedersi strappare il privilegio della primogenitura, di un maschio poi…-
- Che dovrei fare adesso, dunque?- sbottò Kigai, più seccato verso se stesso che verso Sakurazuka- Annegare quel bambino neanche fosse un gatto?!-
- Basterebbe averne un altro con Karen-sama-
- E condannare Kamui al ruolo di ombra? Avere un fratello minore che lo surclasserà per tutta la vita?-
- Il bambino ha già cinque anni: fatelo vivere negli appartamenti di Karen-sama, invece di relegarlo in quelli della Dama di Edo! Vostra moglie non potrà che accettarlo, e questo garantirà il suo futuro. Ma, se desiderate mantenere Karen-sama accanto a voi senza che questo sia per lei motivo di sofferenze e umiliazioni, un figlio è l’unica soluzione-
~ * ~ * ~ * ~ * ~
Yuto rimase seduto a fissare il giardino, accorgendosi di quanto tempo avesse trascorso immerso nei suoi pensieri dal fatto che, quando portò alle labbra la tazza, sentì che il tè era ormai quasi del tutto freddo: la posò là accanto e si rassegnò a tornare ai suoi doveri con un sospiro. Per quanto assurda, l’idea di doversi recare negli appartamenti della moglie quella sera gli stringeva lo stomaco come una morsa.
Era lo sguardo.
Lo ricordava sul suo viso, l’ultima notte che aveva visitato la sua stanza, giorni prima: i lunghi capelli scendevano giù dalle sue spalle esili avvolte nel kimono bianco da notte, leggermente aperto sul petto dai movimenti del sonno recente, interrotto dalla sua entrata nella stanza: era rimasta a guardarlo in silenzio nella penombra della stanza, una mano a chiudere i lembi del kimono, lo sguardo fieramente alto su di lui.
Quello sguardo: fiero, elegante, duro, nonostante il sonno che ancora le distendeva i lineamenti- Buonasera, Kigai-sama- aveva sussurrato.
Karen era una donna particolare: aveva una bellezza che la innalzava rispetto alla gran parte delle dame della corte, un’eleganza frutto dell’educazione e dei nobili natali ma un temperamento duro, orgoglioso come un uomo, che le scendeva come un velo sugli occhi quando qualcosa ledeva il suo onore o i suoi sentimenti. Questo era ciò che l’aveva sedotto dal primo incontro, surclassando la bellezza ai suoi occhi di adolescente superficiale; erano i tempi in cui lui e Seishiro si dividevano tra i primi doveri e i primi amori, scegliendo le dame a cui dedicare le proprie attenzioni in base alla pura e semplice avvenenza e ci sarebbe voluto ancora qualche anno prima che altre cose riuscissero a colpire la loro attenzione: un sorriso appena nascosto dietro ad un’ampia manica o un ventaglio, un modo di ridere, una grafia vergata su una lettera d’amore, un gusto particolare nell’accostare i colori delle vesti, un timbro di voce, un modo di parlare… quanto tutto questo poteva sedurre più di un bel volto!
Era stata forse proprio Karen ad insegnargli questo, lui che appena maggiorenne si era dichiarato gran conoscitore del gentil sesso!
Gli aveva insegnato quanto potesse inibire uno sguardo imbronciato, quanto potesse far palpitare il cuore un sorriso limpido, libero dalla soggezione e dalle convenzioni che volevano lei solo una donna e lui il futuro imperatore, quando si guardavano al mattino, prima che il sole sorgesse, dopo un’ennesima notte rubata in segreto alle loro vite di ragazzi… quanto fosse vero che tutte le donne che conosceva fossero belle, ma solo lei avesse quella particolare avvenenza che la portava ad essere il centro dei suoi pensieri e delle sue passioni.
Non aveva smesso di frequentare, quasi solo in amicizia, altre donne: era un sentimento di cavalleria, di passione per il corteggiamento che forse lo interessava più del sesso che poteva seguirne; forse era solo un modo (vergognoso, commentava Seishiro senza rimproverarlo in modo così sfacciato) per non pensare che il suo cuore fosse già saldamente incatenato in giovane età a spingerlo a corteggiare altre dame, senza poi effettivamente visitarne il letto, trovandosi spiazzato nel vedere quanto fossero tutte diverse l’una dall’altra, nonostante le vesti scelte in base alla moda e i lunghi capelli le rendessero simili. Fondamentalmente, erano diverse da lei, e questo impediva che potessero nascere relazioni di carattere sentimentale.
Con la Dama di Edo era stato diverso, perché… perché era completamente diversa da Karen: piccolina, laddove lei era alta e snella, sempre dolce e sorridente qualunque cosa accadesse, senza il broncio adorabile che caratterizzava Karen, che lo rimproverava in silenzio di qualche malefatta o tradimento avvenuto; remissiva dove lei era orgogliosa, docile dove lei era tenace. Era una dolce fanciulla con cui era piacevole trascorrere il tempo, con cui poteva cedere del tutto le armi, sicuro di venire accolto solo con materna comprensione; ancora adesso, che le nozze con Karen erano solide da cinque anni, era un’amica fedele alla quale raccontare aneddoti seri o più importanti, un gentile conforto privo di rimproveri.
Eppure, dopo la nascita di Kamui, non si erano più amati, rendendosi forse conto lui dell’errore commesso nei suoi confronti, lei del rischio che quella relazione comportava; Yuto era stato perfetto in quell’occasione, riconoscendo il figlio e bloccando sul nascere possibili conseguenze sgradevoli ai danni della sua amante, ma, allo stesso tempo, chiudendo ogni rapporto di tipo sentimentale: la incontrava di rado persino quando si recava a visitare il figlio, sentendosi atrocemente in colpa per la sua sconsiderata leggerezza nei confronti della Dama e di Karen.
Karen che, da quel giorno, gli aveva chiuso il cuore.
Accoglieva le sue visite notturne con freddezza, l’antica passione e confidenza dissolta; si giustificava (sapendo per primo quanto quella non fosse non solo una giustificazione ma il più sbagliato dei comportamenti) così quando trascorreva il tempo con altre donne, sentendo il disgusto per se stesso crescere e inimicandogli ogni donna su cui posasse lo sguardo.
Doveva essere quello il motivo del sentimento di fastidio che provava al mattino, quando si svegliava accanto ad una dama.
O forse, si disse quella sera inginocchiandosi sul futon della sua sposa, accarezzandone i morbidi capelli mossi, il fastidio era scoprire che quelle parole d’amore, proferite la sera prima, erano state rivolte alla donna sbagliata.
Sorrise, sapendo che lei se ne sarebbe accorta anche in quella silenziosa penombra- Buonasera, Karen-sama-
- Siete di buon umore, mio signore-
- Dev’essere un influsso della vostra presenza, mia sposa-
- Oh, davvero?- chiese lei, un’espressione falsamente sorpresa sul volto- Eppure mi consta di avervi visto sempre di ottimo umore, pur lontano da me per molti giorni-
- Suonerebbe banale dirvi che eravate sempre nei miei pensieri, vero?-
- Irritante ed offensivo, direi- rispose lei sedendosi più comodamente e risistemando la veste e le lenzuola disordinate- Venire a dire alla propria sposa che la pensavate mentre trascorrevate il tempo con altre dame-
- I miei tradimenti sono ben minori di quanti pensiate-
- I vostri tradimenti sono, Kigai-sama- sussurrò lei inchiodandolo con uno sguardo affilato come una lama- E tanto mi basta-
- E se promettessi di non tradirvi più?- tentò lui conciliante, stendendosi sul materasso, puntellato su un gomito, per osservare il suo volto dal basso verso l’altro, come un cucciolo adorante.
- Dubito vi sia possibile, Kigai-sama- sospirò lei- Avrei dovuto sapermene accorgere prima di sposarvi-
- Mi ritenete uno spergiuro?-
- No, vi ritengo un uomo troppo appassionato delle donne-
- Ma non sono un cattivo marito-
- Assolutamente! È lodevole che abbiate generato un figlio maschio a pochi mesi dalle nozze. Vi si potrebbe opinare che l’avete avuto con una concubina e non con vostra moglie, ma che importa? Siete l’Imperatore e io solo una donna-
- Siete la mia sposa-
- Vale davanti ad un erede nato fuori dal matrimonio? Vale davanti ad una corte che vede come legge il volere degli uomini? No, non affaticatevi a rispondere- lo interruppe, alzando una mano davanti al suo volto- I vostri giuramenti d’amore teneteli per qualcun altro. È da un pezzo che ho imparato quanto siano passeggeri… è sufficiente una notte, e già si sciolgono ai primi raggi del sole-
Yuto sospirò, accorgendosi una volta di più quale fosse la seduzione che rendeva Karen unica ai suoi occhi, persino nelle notti trascorse con la Dama di Edo: c’era battaglia, aperta e cruenta negli occhi della sua sposa, quando veniva ferita, tanto quanto c’era docile comprensione in quelli della sua amante; gli regalavano la piacevole illusione di non aver mai commesso leggerezze troppo gravi, quelli della Dama di Edo; gli insegnavano quanto fragile e delicato alle ferite fosse il cuore di una donna, quelli della sua sposa.
Soprattutto di una donna orgogliosa si disse mentre si risollevava per sedersi e le prendeva le mani; Karen teneva il volto fermamente voltato da un’altra parte, un ostacolo ben più semplice da superare della sua collera.
- Guardatemi- sussurrò – O devo pensare che le mie colpe abbiano reso il mio volto privo di ogni attrattiva?-
La donna si voltò di malavoglia, fiera e ferita, se solo Yuto avesse potuto vedere quanto umide fossero le sue ciglia- Il vostro volto resta quello di sempre…-
Yuto si trattenne a stento dal giocare come faceva ogni volta, chiedendo con falsa ingenuità Vi piaccio, dunque?, e le baciò una guancia- Vi giuro che non ci saranno altre donne. Né ora, né più avanti-
Karen sorrise- Bene… durerà fino al sole di mezzodì questo giuramento?-
Yuto ricambiò il sorriso- Durerà finché io vedrò il sole, Karen-sama. Lo giuro su mio figlio-
La piccola luce che si era accesa furtiva negli occhi della donna si spense all’istante davanti a quelle parole.
- Il figlio- continuò Yuto imperterrito- Che desidero sia anche vostro. È ancora un bambino, e non gli è salutare crescere nell’odio della sposa di suo padre: sono certo che ve ne innamorerete al primo sguardo-
- Mi sono sempre chiesta dove troviate una simile sfacciataggine!- rispose lei strappando le sue mani da quelle del consorte, furiosa: C’ero quasi cascata di nuovo, si rimproverò mordendosi un labbro.
- Questo è un errore al quale non posso porre rimedio, Karen-sama- rispose lui con un sospiro- Che pensereste di un uomo che ripudia un figlio, abbandonandolo ad una sorte incerta e ai pericoli che la sua posizione riserva?-
- Penserei che avrebbe dovuto pensare a tutto questo prima di scegliere di farlo nascere fuori dal suo matrimonio!-
- E nient’altro?-
Karen rimase in silenzio, tenendo una mano stretta sul petto a controllare il suo respiro furioso. Che sarebbe immondo, da parte sua, abbandonarlo al suo destino e crescerlo nell’odio della sua sposa.
Ma non lo disse.
Sarebbe stato accettare una sconfitta che le bruciava il cuore, più che l’orgoglio; lei non era stata capace di dargli un figlio… era ovvio che lui l’avesse cercato al di fuori del letto coniugale. Ma questo non bastava a ricucire la ferita, a lenire l’onore ferito.
- Mi odiate, dunque?-
- Odio la mia ingenuità nell’avervi creduto- sussurrò, più a se stessa che a lui- Ma avete parlato in modo giusto: se sua madre lo consente, che il bambino venga pure ad abitare nei miei appartamenti; non riverserò di certo alcun rancore su quella povera creatura!-
- Su questo non nutrivo il minimo dubbio- rispose Yuto sorridendo; si avvicinò a lei, senza però sfiorarla- Ma trovate così orribile l’idea che io possa desiderare un figlio anche da voi?-
Karen si fermò un istante, combattuta tra la collera e la sorpresa. Yuto… l’aveva sempre incantata per quel suo essere un ragazzino spensierato ed assetato di affetto, e lo ricordava ritrarsi triste e contrito davanti alla sua collera, come se ne fosse stato intimorito.
Pensò a quanto le era stato detto della Dama di Edo, di indole così docile e materna, e si accorse che forse era stata la sua eccessiva durezza ad accentuare la natura fin troppo libera del marito.
Sorrise suo malgrado, scorgendo per la prima volta delle colpe anche in se stessa; la ferita non sarebbe guarita così in fretta, ma… ma forse poteva credere di nuovo ad una promessa di Yuto.
Sollevò appena lo sguardo, incontrandone uno pieno di sentimento e preoccupazione al quale, involontariamente, sorrise.
- Vedremo…- rispose.
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Karen si svegliò lentamente, riaffiorando dal sonno come dalle acque di un bagno caldo.
E, dopo tanto tempo, trovò suo marito addormentato accanto a sé. Ripensò alla loro giovinezza, a quando si era innamorata di quel ragazzo che la corteggiava senza che lei sapesse la sua identità, se non il giorno in cui le si era presentato a volto scoperto, accanto al suo tutore, e l'aveva chiesta in moglie.
Il figlio dell’Imperatore.
Forse era lì che aveva provato per la prima volta smarrimento, scoprendo nel suo giovane innamorato un aspetto serio e maturo che di rado le era capitato di scorgere; eppure era stata infinitamente felice di quelle nozze, di poter avere sempre accanto a sé quella presenza amabile e dolce, protettiva e gentile.
Poi… poi aveva scoperto della nascita del figlio della Dama di Edo, e il suo palazzo di carta e seta le era crollato addosso, soffocandola con le sue macerie, annebbiando la fiducia e l’amore per Yuto, ferita dal tradimento.
Eppure adesso… adesso si sentiva libera, senza più il peso della collera: avrebbe fatto sospirare a lungo il suo perdono, ma sperava, più di quanto avrebbe mai ammesso, che le parole di suo marito fossero sincere. E il giuramento su suo figlio era la garanzia più grande: poteva rimproverare a Yuto d’esser troppo libero con le donne, ma non di avere poca cura del suo unico figlio.
Lo guardò addormentato, la guancia posata sul suo stesso guanciale: sembrava un ragazzo, come la prima volta che si era svegliata e l’aveva trovato accanto a sé.
E sorrise, anche se avrebbe dovuto essere ancora imbronciata.
~ * ~ * ~ * ~ * ~
Yuto si svegliò lentamente, quasi si trovasse ancora in un sogno.
Non si accorse che Karen aveva chiuso gli occhi pochi istanti prima, fingendosi ancora addormentata, e si sollevò appena, poggiandosi su un gomito.
Iniziava a filtrare un po’ di luce dalle imposte, mentre le lampade della notte erano ormai spente; rimase a guardarla in silenzio.
E in quel momento comprese.
Era quello il problema, si disse, quella la ragione delle parole d’amore che gli venivano alle labbra quando si stendeva al fianco di una dama la sera e che gli sembrava assurdo aver proferito quando giungeva il mattino: erano vere, sempre, in quel momento, nel buio avvolgente della notte, e non svanivano all’alba perché la sua compagna appariva meno desiderabile illuminata dal sole nascente…
Svanivano perché, con le prime luci dell’alba, l’illusione che il suo cuore tesseva di notte svaniva, sfilacciandosi come una tela di ragno le cui maglie venissero strattonate.
Perché la donna a cui aveva rivolto parole d’amore tra baci e carezze non era mai lei.
Karen aprì gli occhi, sollevando il volto su di lei.
E sorrise, forse senza accorgersene.
Se ne accorse Yuto, invece, riconoscendo quel sorriso che aveva riscaldato tante mattine della sua vita.
- Buongiorno, amor mio-
Karen sorrise, nascondendo una piccola risata con una mano.
In un certo senso, era il buongiorno più dolce che potesse donargli.
Note dell'autore
Piccola annotazione: non sono affatto d’accordo con Karen e, se la storia si fosse svolta in un’epoca moderna, i suoi atteggiamenti e le sue reazioni sarebbero stati di natura ben diversa. Ma qui ci troviamo in un’epoca nella quale le donne erano davvero simili a bambole che dovevano docilmente sottostare alle convenzioni sociali che le pretendevano obbedienti e remissive, quindi… ho dovuto agire di conseguenza.
E' da un po’ che non scrivo het, e me ne dispiace, ma non trovavo una coppia che riuscisse a trasmettermi il desiderio di scrivere qualcosa su di essa... sembra quasi destino che proprio questo pairing abbia smosso la situazione!
Ho cercato molto sul web, ma non mi è mai riuscito di trovare fanfictions su YutoXKaren, e non me ne spiego il motivo; li trovo una coppia splendida sia dal punto di vista puramente visivo (che è anche quello che conta meno) che caratteriale: entrambi sono cristiani (gli unici di tutto X), entrambi sono orfani (Karen perse la madre e Yuto rimase solo con sua sorella minore Tomoe), entrambi hanno un delizioso senso dell'umorismo (leggere il loro primo incontro/scontro su X è stato meraviglioso ^O^) e rapporti fin troppo disinibiti con l'altro sesso *risate*
Inoltre... non so, mi danno la sensazione di due persone molto legate alla famiglia: Karen è adorabilmente materna con Nataku, e chiunque avesse anche solo letto il testo del drama (si tratta di alcuni monologhi dedicati ai personaggi di X che uscirono su un'emittente radio diversi anni fa, poi raccolti su cd) dedicato a Yuto... trovo sia di una dolcezza incredibile nei confronti di sua sorella.
Per il resto, spero che la storia vi sia piaciuta, anche qualora il pairing non avesse incontrato i vostri gusti ^^
Un'ultima cosa: i capelli di Karen e Yuto. E' stata una sofferenza scrivere di loro in questo senso, e ho tirato un sospiro di sollievo quando mi sono accorta che non occorreva inserirne da qualche parte la descrizione; sì, Karen ha i capelli rossi (permanentati, tra l'altro!) e Yuto è biondo... fate vobis e cercate di non figurarvi questa cosa in tutta la sua assoluta incongruenza con la situazione storica della fanfiction ^^;;;
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