
Tra le braccia del domani
di
Harriet
Lullaby for a healing soul
Mentre si prepara per la notte, ricorda la storia che ha ascoltato da poco,
sussurrata tra le ombre da alcune dame della principessa. Lui non era
invitato ad ascoltare: si è seduto in un angolo, ha rubato le parole del
racconto, dimenticando per qualche istante tutto il resto.
Era una storia di demoni.
Durante il loro viaggio ne hanno incontrati, di demoni. Creature mostruose e
infide di molti tipi, che loro hanno fronteggiato e sconfitto. Chissà,
magari tramite la bocca e le parole di un narratore esperto, anche le loro
cronache di viaggio potrebbero diventare un bel racconto per le notti troppo
lunghe.
Chiude gli occhi, i pensieri vagano oltre. Nella sua terra non c’erano molte
storie di demoni. Le leggende del suo paese bianco erano diverse, popolate
da principi, spiriti della neve e regine dei ghiacci.
E ora la sua terra è muta per sempre, abbandonata solo alla neve e al canto
incessante del vento. Nessuno più a raccontare leggende, nelle splendide
sale bianche e azzurre del palazzo. Nessun canto malinconico. Neve e
silenzio.
All’improvviso sente un dolore insopportabile da qualche parte, che sembra
il petto, ma in realtà è molto più profondità. Tutto perduto per sempre.
Quello che c’era prima è perduto per sempre.
Quella casa da cui era fuggito, non la rivedrà mai più.
E’ colto da uno smarrimento completo, assalito da quella tristezza che le
parole mai più riescono sempre a provocare. Più che il desiderio di
ritornare, è la sensazione di morte e abbandono che gli risvegliano in cuore
le ultime immagini di quello che un tempo era il suo mondo.
Un tempo la neve era bianca e dolce, illuminata dalla luna. Non c’era ancora
il sangue, a mischiarsi con il suo candore, e c’era il respiro dell’universo
a riempire il suo cuore di piccola creatura, c’era un affetto forte a
sostenerlo, c’era una piccola, fragile speranza, un futuro lontano che a
volte brillava, nei suoi sogni.
Poi tutto si era infranto, ogni logica era svanita e la follia aveva
conquistato la sua terra. Ed i rimorsi mai sopiti, il dolore incancellabile
erano tornati, con l’inizio del suo viaggio senza speranza.
...e guarda dove sono arrivato ora.
Era partito, convinto che dopo la speranza, in quel viaggio avrebbe perso
anche la vita. E invece, tutto si era capovolto, ogni cosa si era
trasformata sotto i suoi occhi, ed era stato trascinato nella vita di nuovo,
nonostante i suoi sforzi per rimanere nel suo silenzio.
Il viaggio lo aveva riportato a casa. Il luogo dove non sarebbe mai voluto
tornare. Eppure, sapeva anche lui che era impossibile fuggire per sempre...
Un’altra stretta al cuore, al pensiero di ciò che ha perduto, lì.
Era già perduto per sempre da molto tempo.
Ed era la verità, inutile mentire ancora a se stesso. Non aveva mai sperato
di vedere ancora gli occhi azzurri come i suoi aperti e vivi. Aveva preso il
nome di suo fratello proprio perché era consapevole che quello era l’unico
modo di farlo vivere di nuovo. Niente l’avrebbe riportato a lui. Forse ci
aveva creduto quando era un bambino, una creatura ferita e sperduta. Ma pian
piano suo fratello si era trasformato in un’ombra pallida, che camminava
sempre alle spalle della sua anima. A volte lo sfiorava con dolcezza,
regalandogli rari ricordi sereni. Più spesso sussurrava piano, riportandogli
alla mente la colpa che lo avrebbe segnato per sempre.
E poi, il suo re, la persona che lo aveva salvato. Non lo aveva forse sempre
saputo, non aveva sempre portato dentro di sé, in quel viaggio, la certezza
terribile che il re avesse già perduto la mente e il cuore?
Si era illuso che fuggendo avrebbe risolto qualcosa. Magari sarebbe morto,
in quella fuga insensata, così quando Ashura si sarebbe svegliato, quasi si
fosse liberato di un incantesimo, avrebbe ritrovato se stesso e sarebbe
tornato il sovrano buono e saggio di un regno risplendente.
Ma era un sogno, non meno vano delle promesse di rivedere suo fratello in
vita. Era un sogno, come una specie di sogno era stata la creatura gentile
nata dalle sue mani, un’amica nella solitudine, creata per illudersi di
poter rivedere le fattezze che aveva amato in sua madre. Anche lei svanita.
Anche di lei, sapeva che non l’avrebbe vista mai più.
Aveva viaggiato portando con sé un fardello di sogni vani e di morte. E
l’aveva sempre saputo.
Nel suo regno non c’erano molte storie di demoni, ma lui i demoni li aveva
sempre accanto: erano i volti dei suoi cari. Distorti dal suo senso di
colpa. Nascosti dalla nebbia dell’illusione. L’avevano infestato, in ogni
suo passo. I suoi ricordi e la sua incapacità di perdonarsi li avevano
trasformati in ombre nemiche, e lui si era lasciato appesantire e ferire da
loro, convinto che fosse l’unico modo per espiare ogni cosa.
Però, come nella storia che aveva sentito, erano arrivati i suoi cacciatori
di demoni, e avevano abbattuto i suoi nemici, senza che lui nemmeno si
accorgesse di ciò che stava accadendo.
Legami.
Fragili e meravigliosi. Inaspettati. Pericolosi, attraenti... Non aveva
saputo resistere. E’ la magia dei legami. L’hitsuzen era stato più
forte di lui, ovviamente. Gli aveva messo tra le mani sentimenti e
responsabilità, e lui si era trovato a far parte di una piccola comunità di
pellegrini dei mondi, col compito di vegliare, proteggere, sostenere,
esserci.
Con che caparbietà avevano lottato per lui...
Ognuno di loro, a suo modo. Uno in particolare. Oh, la sua tenacia e la sua
testardaggine lo avevano assediato davvero! Lui si ostinava a dire che lo
stupido mago lo esasperava. Ma il contrario era molto più veritiero. Era
quel guerriero con l’incredibile capacità di capire tutte le cose che non
avrebbe dovuto capire, ad esasperare il mago. Perché non poteva
semplicemente lasciarlo solo, oppresso dalle sue ombre, come meritava?
Perché aveva voluto a tutti i costi... ...insegnarmi a vivere?
I demoni erano stati sconfitti, la battaglia era finita. Il dolore resta
sempre, dopo ogni grande battaglia.
Il solo pensiero di ciò che è perduto gli fa venire voglia di chiudere gli
occhi e gridare. Per guarire da quella ferita, dovrà passare molto tempo.
Però...
Però i demoni sono stati sconfitti. E per la prima volta vede qualcosa
davanti a sé.
A volte, prima, si addormentava pensando sarebbe bello se potessi tornare
indietro e cambiare le cose. Stanotte può addormentarsi tra le braccia
del domani, certo che un domani ci sarà, e lui avrà la sua parte da giocare.
E’ ancora nel mezzo di un viaggio che deve vedere la conclusione. Ora la
sorte dei mondi gli sta a cuore, e più di tutto gli stanno a cuore quelli
che hanno viaggiato con lui, e che hanno trasformato il suo cuore.
Si sente strano, confuso e fragile. Le ferite possono guarire, ma lui si
sente ancora vulnerabile. Come uno che è stato appena salvato da un grande
pericolo, ed è ancora convinto che la sua vita sia appesa ad un filo.
E’ in salvo ora, invece, ma non riesce a rendersene conto.
La principessa Tomoyo gli ha detto di riposare e di aspettare. Di non aver
paura, di respirare e riprendere le forze. E lui può solo fare così, e per
una volta dovrà fidarsi completamente degli altri.
E poi...
Poi c’è il futuro. Fa paura ed è così vago e distante, e promette ancora
disperazione e scelte dolorose. Però adesso vuole davvero imparare a vivere,
fino in fondo.
Fosse solo per quella persona testarda che ha rischiato la propria vita
troppe volte, per lui, fosse solo per gratitudine nei sui confronti, deve
imparare e deve vivere.
Si sono incontrati poco prima, ed è stato strano, difficile e semplice allo
stesso tempo. Se l’è trovato davanti, e tutta la paura che aveva si è
sciolta in un istante. E’ la persona che più di tutte gli ha gridato, con
ogni gesto io voglio che tu viva. Se l’è trovato davanti, e ha
pensato: sì, voglio vivere anch’io. Ti voglio davvero dimostrare che ho
imparato!.
Potrebbe azzardarsi a dire che è sicuro di riuscirci. Sta scivolando nel
sonno, con una serenità che non ha mai sperimentato.
Ci aspetta ancora una strada difficile. Però... forse... Magari c’è anche
un po’ di luce... E lui desidera davvero un po’ di luce, per sé, per
tutti quelli che ha incontrato, per la sua piccola e bizzarra famiglia. Un
po’ di luce, una manciata di stelle per desiderare, un soffio di speranza
per andare avanti, una direzione sicura.
E’ con questo desiderio che si addormenta, ed è la prima volta, dopo molto
tempo, che i suoi desideri non sono avvelenati dai rimpianti e soffocati
dalla disperazione. Ora che i demoni sono stati distrutti, ora che qualcuno
davvero è venuto e l’ha portato via dalle sue ombre, ora che il futuro
potrebbe anche sorridere...
Ora si concede una piccola speranza, e dorme, e sogna.
Note dell'autore
Dedicata a Leryu e Wren/Fengtianshi, le Fay e Kurogane del mio cuore. Perché con loro sono uno Shaoran realizzato, e perché sono due persone splendide. (E perché sono un’ottima pubblicità per Clamp Crack!...)
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