
In fuga verso il destino
Prologo
di
Rose
La sabbia era umida sotto
le suole delle scarpe e la marea, ritirandosi, aveva lasciato delle pozze
d’acqua in cui i granchi si rifugiavano. Il vento che veniva dal mare
profumava di iodo e d’alghe e gonfiava le vesti della donna come vele di
galea. “Emeraude, non ti allontanare: lo sai che è pericoloso!”
La bambina si voltò ridendo, i ricci biondi si gonfiarono come un’aureola
d’oro. “Faccio tanta, tanta attenzione!” rispose saltando a piè pari in una
pozzanghera.
La donna roteò gli occhi e lanciò un’occhiataccia all’uomo che camminava al
suo fianco. “Voglio sperare che non siate stato voi, Fiero, ad incitare
nostra figlia a comportarsi in codesta maniera… indecorosa.”
L’uomo fece saltare il bimbo fra le braccia, tenendolo ben alto. “La
capitale è lontana, mia cara Azure: ad Austina non abbiamo certo bisogno di
quel noiosissimo cerimoniale di corte."
La principessa Azure sospirò, in fin dei conti suo marito aveva ragione:
Austina era una delle contee più piccole di Sephiro, non abbastanza ricca da
attirare le attenzioni della corte e troppo lontana dalla capitale per
subirne l’influenza. Erano trascorsi quasi dieci anni da quando lei,
principessa reale e sorella minore di re Gallardo, era stata unita a Fiero
Xepphirine di Austina, un aristocratico incapace di vivere a corte e che non
si interessava né degli intrighi di palazzo e né di ottenere favori. Si
poteva azzardare che re Gallardo gli avesse concesso la mano d’Azure più per
disperazione che per avere un nuovo alleato: in fondo, all’epoca, la
principessa incominciava ad essere un po’ troppo anziana per avere dei
pretendenti.
Azure fissò lungamente sua figlia maggiore che correva davanti a loro, come
se volesse acchiappare i gabbiani: i primi anni che aveva trascorso ad
Austina erano stati difficili, così come era stato difficoltoso, per lei,
avvezzarsi ad uno stile di vita più frugale rispetto a quello della
capitale; a peggiorare il tutto c’era l’esser stata allontanata dalla sua
famiglia, la sensazione d’esser stata tradita suo fratello, ma soprattutto
la mancanza della persona che amava (e l’idea che Gallardo l’avesse
confinata ad Austina per evitare uno scandalo era un sospetto che a volte le
tornava in mente), ma poi Emeraude era nata e lei aveva imparato ad
apprezzare i pregi del principe Fiero.
“La marea sta iniziando a salire,” mormorò Fiero guardando accigliato
l’orizzonte, mentre sosteneva con cura il piccolo Ferio che accennava i
primi passi. “Emi-hime, vieni: si torna a casa!”
Con una piroetta, Emeraude si voltò verso i suoi genitori, correndo loro
incontro con un sorriso gioioso e le guance arrossate: strinse con affetto
le ginocchia di sua madre, che si chinò su di lei per rimetterle in ordine
il vestitino e prenderla per mano, poi tutti e quattro s’incamminarono verso
il monte che dominava la baia con il suo castello. Il vento iniziò a farsi
un po’ più violento e dei nuvoloni grigi iniziarono a addensarsi
all’orizzonte: di certo ci sarebbe stata una tempesta, quella notte; non che
fosse un evento straordinario: il Pilastro non riusciva a controllare
completamente il tempo atmosferico, pur garantendo pace e prosperità a
Sephiro. Che Sua Eccellenza Ginko fosse malata da tempo, non era un mistero
per nessuno, ma quello che più preoccupava i saggi di Sephiro era cosa
sarebbe potuto accadere alla sua morte: il re Gallardo era un sovrano giusto
e rispettoso dell’autorità del Pilastro, ma sarebbe riuscito a tenere a bada
gli animi cupidi fino alla nomina della nuova Colonna?
“Sta arrivando qualcuno dalla capitale,” mormorò Fiero, stringendo con un
gesto protettivo ed istintivo suo figlio.
Era un messaggero reale, lo stendardo portato a mezz’asta e bordato di
porpora non faceva presagire nulla di buono: raggiunta la coppia, l’uomo
s’inchinò profondamente davanti ad Azure.
“Vostra Altezza Reale, è con gran tristezza che…” un gesto della principessa
lo fece zittire. Azure lanciò un’occhiata al suo compagno, che annuì e prese
la mano d’Emeraude: la bambina non disse nulla, si limitò a guardare
incuriosita sia la madre che il messaggero.
“Non amo ricevere delle cattive notizie alla presenza dei miei figli.”
Riuscì ad udire Emeraude, camminando accanto a suo padre: mentre
attraversava il portone del muro di cinta, si volse di nuovo verso sua madre
e la vide chinare il capo ed invitare il messaggero al castello.
Solo il mattino seguente seppe che suo zio, il re Gallardo, era morto e che
sarebbe partita per la capitale quel giorno stesso.
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