
Sun on his back
di Juuhachi Go
«Credo di esservi grato.».
«Credete?» inquisì sarcastico Taishakuten, un sopracciglio inarcato
mentre lo guardava fare un piccolo sorso di the dalla tazza. Lui il
the non l’aveva neanche sfiorato: piuttosto, si osservava riflesso
nella curva di ceramica della sua tazza; la fronte
nuovamente liscia come in gioventù – nonché l’inusuale, scabra
sobrietà di quelle vesti bianche e coprenti, senza vezzo d alcun
tipo – erano particolari che difficilmente si sarebbero scrollati di
dosso la sua alquanto immusonita attenzione.
«No, non credo: ne sono certo. Era un banalissimo tentativo di
formalità…» ridacchiò Ashura-ou sotto i baffi, i capelli neri che
ombreggiavano il biancore della tunica.
«Voi e le vostre vie contorte…» borbottò l’altro.
Ashura-ou rise di gusto.
«Non sarebbe conveniente per nessuno dei due disquisire su questo
fronte!».
«Ho sempre ammirato la vostra incommensurabile dignità.» asserì
Taishakuten, con serafica malignità.
«Oh, beh, se lo dite voi.» tossicchiò il re degli Ashura.
«Almeno così possiamo ammettere il nostro margine di colpa…».
«… che è meno grave di quel che sembra: tutti stanno ritrovando la
forza di ricostruire il Tenkai, e noi… noi siamo qui. Come se
fossimo stati, che so, maghi bianchi.».
«Sì,» fece Taishakuten, caustico «e che non sapevano preparare
neanche un decotto quando avrebbero potuto provarci! Questo the fa
schifo!».
Ashura-ou lo ignorò.
«Non cercate di fare l’indifferente con me – cos’è quella faccia?
Nostalgia della carne?».
«Quella, forse, l’avrete voi,» ribatté Ashura-ou maliziosamente «mi
chiedo solo se chi è rimasto sappia cosa fare della propria vita.».
Taishakuten quasi rise, mentre dirottava gli occhi dell’uomo in un
altro punto del cielo. Come se davanti ai loro occhi ci fosse stato
uno specchio, si materializzò la lontana immagine di un ragazzone
dai capelli rossi che abbracciava un guerriero dall’aria rude e la
commossa, esile figurina a fianco di costui.
«Se qualcun altro tiene saldamente il filo dei nostri scopi, il
senso non si perde mai. Anche se noi non riusciamo a vedere dove mai
quell’estremità sia andata a finire.».
«E anche questo è un po’ merito vostro.» sorrise Ashura-ou.
Taishakuten sogghignò.
«Mi state adulando?».
«No.» negò Ashura-ou, appoggiando delicatamente le labbra sulla sua
risata, lasciandolo completamente attonito mentre tornava a
guardarlo il momento dopo. «Ma vi dovevo un favore.».
Taishakuten lo osservò allontanarsi, incredulo come non mai.
«Ehi! Rammentate che stavolta ho a disposizione un’eternità intera
per persuadervi!».
«Chi ben incomincia» gli rispose una risata divertita «è a metà
dell’opera!».
Il che avrebbe reso quella sempiterna opera di convincimento un
affare quantomai gradito.
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