
Le luci dell'albero di Natale
di Michiru
Là
fuori ci sono tante luci, ma nessuna di esse è per me…
Ran sedeva nel suo posticino preferito, davanti ad una delle grandi finestre
del salotto di Gingetsu; la neve cadeva dietro il vetro, posandosi di tanto
in tanto anche sugl’infissi grigi, somigliando un sacco al cotone idrofilo
con cui erano state medicate le sue mani la prima volta che aveva messo
piede in quella casa.
In quei giorni aveva notato molta frenesia nel mondo che si muoveva fuori da
quella stanza, e Gingetsu gli aveva risposto che era per via del Natale.
Cos’è?,
aveva chiesto.
Una festa,
aveva risposto laconicamente l’uomo, e Ran non aveva chiesto altro; però, il
giorno dopo, aveva trovato un libro di favole natalizie sul tavolo della
cucina, e aveva capito che quella era la risposta di Gingetsu. Era un volume
grande, tutto colorato, e vi aveva letto del Natale, degli omini di neve,
dei bastoncini di zucchero, delle renne con i campanellini… E degli alberi
decorati.
Aveva guardando incantato quelle illustrazioni che sembravano sfavillare
sulla carta e ne era rimasto incantato, tanto da aver provato a disegnare
anche lui un albero di Natale, ma senza successo: lo aveva trovato così
brutto che aveva appallottolato il foglio e l’aveva gettato nel secchio.
Quando Gingetsu era rincasato, la sera prima, era entrato nel salotto, dal
quale il ragazzino, come ogni giorno, rimirava le luci del mondo esterno,
con un pacchetto di carta colorata in mano: Ran lo aveva osservato mentre lo
svolgeva e ne estraeva un piccolo alberello di Natale, che l’uomo aveva
posato sul davanzale, accanto a lui. Aveva armeggiato per qualche secondo
con la presa di corrente e, di colpo, le fronde sintetiche si erano
illuminate di tante lucine colorate, come gli alberi delle favole che aveva
letto.
Era rimasto ad osservarle accendersi e spegnersi, incantato da quella cosina
così sciocca ma che gli era parsa meravigliosa ed incredibile.
Era così intento in quella contemplazione estatica da non capire che non
gl’importava più di quel mondo e di quelle luci che brillavano al di là
della finestra, dicendosi che, anche se ce n’erano tante, nessuna sarebbe
mai stata per lui; non gl’importava semplicemente perché le luci solo per
lui erano lì, in quella casa, e brillavano colorate sulle fronde sintetiche
dell’abete finto, riverberando sugli occhiali scuri di Gingetsu, in piedi
dietro di lui.
Ma era solo un bambino incantato da un albero di Natale, e non ci fece caso.
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