
Light the festive candles
di
Harriet
Piccola sciocchezza senza trama e senza
senso. Ambientata qualche tempo dopo la fine della storia (prima del ritorno
di Shaoran, però), quindi Sakura & co. hanno 14 anni. Ci sono un paio di
riferimenti alle più recenti serie delle Clamp, che sono strettamente legate
a CCS, ma non è importante conoscerle, per leggere questa.
Il titolo è rubato alla canzone dei Blackmore’s Night che ascoltavo mentre
scrivevo.
Non ho idea se Yue sogna o no, né se, in caso affermativo, sia plausibile
che abbia qualcosa di simile a delle premonizioni...però, cavoli, in questa
storia tutti, ma tutti, hanno qualcosa di
magio-potente-incredibile-misterioso, quindi...(sì, anche Tomoyo: come fa
una persona della sua età a essere un genio del cucito? ç_ç Quella ragazzina
è il mio idolo!!!)
Questa storia ha troppi particolari che non reggono, quindi...prendetela
così com’è! E’ la prima volta che scrivo su Card Captor Sakura, e lo faccio
fondamentalmente perché ho voglia di “giocare” con Tomoyo e Yue, che sono i
miei personaggi preferiti. E perché volevo scrivere una cosina natalizia e
fare anche gli auguri a Kairi, perché oggi è il suo compleanno! ^_^
Grazie a Wren che mi ha fatto da consulente per certi particolari!
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Light the festive candles
They’ll chase the shadows away
Winter winds will whisper
Through the shivering pines
Never have the stars looked brighter than tonight...
(Blackmore’s Night)
La sera del 25 dicembre casa Kinomoto risplendeva e sfavillava di mille
lucine e decorazioni. L’occasione del Natale era stata prontamente sfruttata
da Sakura e Tomoyo per trasformare l’abitazione di Fujitaka e figli in un
immenso albero natalizio. Forse quella festa non faceva parte della
tradizione giapponese, ma non c’era nulla di male a prenderla come occasione
per stare insieme...e dare sfogo alla creatività quasi malefica di Tomoyo!
La ragazzina aveva addobbato la propria casa, e poi, insoddisfatta, si era
diretta alla casa dell’amica, per ripetere l’esperimento. E inoltre aveva
portato una serie di inquietanti pacchi, il contenuto dei quali Sakura aveva
iniziato a sospettarlo (pregando di sbagliarsi).
Ma non si sbagliava. Quando, poco prima dell’ora di cena, le due ebbero
finito di mettere nastrini e accendere candele, Tomoyo si diresse verso i
pacchi e iniziò ad aprirli, con quella luce negli occhi che era
inconfondibile e non mancava mai di terrorizzare l’amica.
- Oooh, Sakura, guarda com’è venuto bene!-
Ecco, appunto. Era da stupidi sperare che Tomoyo non avrebbe tentato di
trasformare anche lei in un albero di Natale!
Tra le mani di Tomoyo luccicava uno stupendo abitino bianco, decorato con
perline colorate e nastri rossi, completo di calze, guantini e gioiellini
intonati. Sakura sospirò, però poi sorrise. A dire il vero, era veramente un
bel vestitino. Se doveva essere sincera, Tomoyo si era accorta che stavano
crescendo, e già da tempo aveva iniziato a studiare dei modelli un po’ meno
da bambina, più adatti alla loro età. Davvero apprezzabile. Oh, beh, era
sempre davvero apprezzabile tutto il tempo, la fantasia e l’amore che Tomoyo
riversava nelle sue piccole opere d’arte con ago e filo!
- E’ stupendo!- commentò Sakura, sfiorando le perline colorate, e
accorgendosi che forse le sarebbe piaciuto indossarlo. – Stasera lo
indosserò per cena! Festeggiamo insieme il compleanno di Yukito!-
- Che peccato, lo metterai stasera e io non ci sarò a vederti!- sospirò
Tomoyo.
- Ma no...perché non resti anche tu?-
- Oh, stai dicendo davvero?-
- Ma certo. Così mi vedrai col vestito...e sicuramente ti potrai mettere
anche quello che hai cucito per te, perché sono sicura che nei hai fatto
uno.-
Tomoyo rise e annuì.
- Sì, però se rimango qui...devo andare assolutamente un attimo a
casa!-
Il suo faccino si era fatto improvvisamente preoccupato, e Sakura si
preoccupò di riflesso.
- Perché? E’ successo qualcosa?-
- No, ho dimenticato una cosa, e non era mai successo!-
- Ma...non posso prestartela io? Di che si tratta?-
- Perdonami, Sakura, ma tu non potresti capire! Telefono a casa, mi faccio
venire a prendere e torno in tre minuti!-
E così la ragazza sparì, lasciando sola e sconcertata l’ingenua amica.
Finalmente la cena iniziò. Fujitaka sembrava entusiasta del gruppetto di
invitati, Touya si divertiva un mondo a prendere in giro le due ragazze per
com’erano agghindate, mentre Yukito, ovviamente l’ospite d’onore, non finiva
più di complimentarsi con le due per quel graziosissimo abbigliamento.
La piacevole serata andò avanti fino a tardi: Fujitaka aveva deciso di
permettere alla figlia minore e all’amica di fare più tardi del solito (ah,
se avesse saputo delle loro folli uscite notturne, in giovanissima età, per
inseguire carte e salvare situazioni disperate!)
Ad un certo punto Yukito si alzò da tavola.
- Scusatemi un attimo, torno subito.-
Gli occhi di tutti (o almeno, gli occhi di Touya e delle due ragazze) si
fissarono su di lui, colmi di apprensione.
- Tutto bene, non vi preoccupate!- tentò di rassicurarli lui. Gli sguardi si
fecero ancora più pressanti.
- Non ho sonno, mi sento benissimo, dovrei andare solo un attimo in cucina!-
insisté il povero ragazzo, braccato dall’affettuosa ansia degli altri. –
Sakura-chan, tra qualche minuto potresti venire di là?-
Sakura annuì, senza capire. Touya fece un’espressione indecifrabile (ma che
Tomoyo decifrò benissimo, era la classica “ok, pericolo rientrato, ma fai in
fretta che questo genere di cose mi inquieta”), e naturalmente Tomoyo
sorrise, illuminandosi completamente, perché aveva capito che c’era una
grande occasione in attesa di lei, e lei sicuramente non l’avrebbe sprecata.
Fujitaka li guardò tutti con una certa perplessità. Gli erano sfuggiti un
po’ tutti i passaggi di quella faccenda, ma rinunciò a capire (anche se
aveva un vago sospetto che riguardasse qualche faccenda legata ai misteriosi
poteri dei suoi figli).
Quando Sakura entrò in cucina, vide qualcosa di inaspettato, che però la
riempì di gioia.
Lì davanti a lei c’era Yue, con il suo solito sguardo serio e un po’
accigliato, dietro al quale la ragazza aveva imparato a leggere affetto e
preoccupazione.
- Yue!- esclamò lei, raggiante, correndogli incontro. Improvvisamente dalla
tasca della ragazza spuntò fuori un musetto di stoffa (benedetta fosse
Tomoyo, che non si dimenticava mai di cucire uno spazietto per lui,
nei vestiti di Sakura!)
- Ehi, Yue!- gridò Kero-chan, agitando la zampa in segno di saluto.
- Sakura, Kerberos.- disse il guardiano, serio, distogliendo lo sguardo.
- Tutto bene?-
- Ehm...certo.-
La ragazza rimase a fissarlo, con aria un po’ perplessa.
- C’è qualcosa che volevi dirmi?-
- Beh, sì.-
Il guardiano non le era mai parso così strano e a disagio.
- Ecco...- iniziò infine Yue, prendendo coraggio. – Buon Natale.-
Sakura rimase per un attimo in silenzio, godendosi la sorpresa di quell’augurio,
poi sorrise e si avvicinò ancora di più alla creatura. Se non avesse avuto
un certo sacro timore nei confronti di Yue, probabilmente l’avrebbe
abbracciato. Kero-chan si limitò a ridacchiare, commentando a mezza voce che
era proprio divertente vedere Yue così imbarazzato.
- Grazie, Yue.- rispose Sakura. – Sono felice che tu abbia voluto farmi gli
auguri!-
- Clow festeggiava sempre il Natale con noi.- spiegò Yue, iniziando a
sciogliersi. – Diceva che anche se non si crede al significato del Natale,
resta comunque un’occasione per festeggiare con le persone care. Di solito
cenavamo a casa di una maga, che era...beh...amica di Clow.-
- Già, proprio così!- confermò Kero-chan. – Lei affermava che tutte le feste
religiose sono importanti, perché fanno sì che la gente venga a contatto col
mondo spirituale. E poi mi sembra che le piacesse molto fare le tre a bere,
insieme a Clow, con la scusa della festa!-
Il ricordo sembrò far germogliare qualcosa di simile a un sorriso un po’
malinconico sul volto di Yue, e Sakura ne fu allo stesso tempo rattristata e
felice.
E in quel momento qualcuno entrò nella stanza.
- Yue-san...- Tomoyo si affacciava timidamente sulla soglia, nascondendo
qualcosa dietro la schiena, con gli occhi che scintillavano. – Yue-san,
posso chiederti un favore?-
- Eh? Ma...ma certo...-
- Posso riprenderti?-
Il tempo passa, le cose cambiano, ma non tutte. La telecamera di Tomoyo era
una delle cose che non cambiavano mai. Sakura scosse la testa e scoppiò a
ridere.
Yue era rimasto privo di parole, con i grandi occhi violetti spalancati e
un’espressione abbastanza comica sul bel viso.
Tomoyo sfoderò la telecamera, risplendendo più che le decorazioni della
casa.
- Non ti preoccupare, Yue, non ti farà niente!- lo canzonò amichevolmente
Kero-chan.
- Per favore!- implorò Tomoyo. Yue si guardò attorno, un po’ smarrito, poi
fece cenno di sì.
- Ma cosa devo fare?- domandò, perplesso.
- Niente. Devi solo comportarti normalmente e lasciare che io ti includa
nella mia speciale ripresa natalizia: la veglia della famiglia Kinomoto e
dei loro amici al completo!- cinguettò Tomoyo.
- Quasi al completo.- disse Yue. Tutti tacquero, piuttosto stupiti. – Sakura,
lo so che ti manca qualcuno. Ma...non starà via ancora molto.-
Sakura sorrise, poi abbassò gli occhi.
- Come...come lo sai?- domandò la ragazza.
- Non lo so. E’ una sensazione, non saprei spiegarmelo. Qualcosa che devo
aver avvertito in sogno. Ma sono sicuro che è così.-
Tomoyo si accorse del momento di tensione e malinconia generale, e pensò
bene di spazzarlo via, come al solito, dando inizio alla sua sessione di
riprese del Guardiano. Appunto, una simile occasione non poteva andare
sprecata: riprendere Sakura con tutti e due i Guardiani! Per fortuna che si
era fatta riaccompagnare a casa a prendere la telecamera...
Da qualche parte, dove si trovava, un ragazzo di quattordici anni si fermò
un istante, abbandonando le sue attività, rimanendo per un po’ a pensare
alla sua persona più importante, promettendosi che ce l’avrebbe fatta,
sarebbe tornato da lei, e al più presto.
In un altro luogo ancora, una donna, una maga che molto molto tempo prima
aveva conosciuto il mago più potente del mondo, brindò alla notte di festa,
da sola, ricordando i tempi passati e concedendosi un istante di piccola,
preziosa speranza nel futuro.
Note dell'autore
Solo una
scenetta di vita quotidiana, come piace a me, per fare gli auguri di buon
compleanno a Kairi, a cui è dedicata.
Buon Natale davvero, se ci credete. Se non ci credete, buon Natale lo
stesso, e fate come i personaggi della fic, cogliete l’occasione della festa
per essere sereni con le persone che amate.
Con la consapevolezza che, nel rispetto di tutti, questa festa comunque ha
un'origine e un significato che è quello e quello rimane, e che per molte
persone è importante e fondamentale. E non è "rispettoso" proprio di
nessuno, far finta che non sia così o non pronunciare la parola "Natale" con
la scusa del "rispetto".
Ciao!
Harriet
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